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Le terapie non convenzionali come risorse per
le persone con HIV ai tempi degli inibitori della proteasi
La realtà delle Terapie non Convenzionali
(TnC) impiegate nell'infezione da HIV ha subito negli ultimi anni alcuni
cambiamenti. Subhuti Dharmananda, direttore dell'Istituto di Medicina
Tradizionale di Portland nell'Oregon, riferendosi alla situazione americana,
osserva che " la realtà dell'infezione da HIV/AIDS è drasticamente cambiata
nel 1996 con l'introduzione diffusa degli inibitori della proteasi, utilizzati
nella terapia poli-farmacologica (combinazioni farmacologiche di 3 o più
farmaci che inibiscono HIV). Molte persone con AIDS affette da Wasting
Syndrome e da numerose infezioni opportunistiche ad un tratto iniziarono
ad aumentare di peso e a registrare dei miglioramenti nello stato generale
della loro salute. Il tasso di mortalità dell'HIV/AIDS è calato notevolmente
dal 1997, in parte per il successo di queste nuove terapie farmacologiche"
(Dharmananda S 1997). Nell'ottobere del 1997 si è tenuto a Venezia "OutAdali:
incontro nazionale delle persone che vivono con HIV e AIDS (PVcHA) sulle
terapie non Convenzionali" a cui hanno partecipato oltre 150 persone fra
medici e, soprattutto, PVcHA.
A conclusione dell'incontro uno dei gruppi di lavoro ha ricordato che
"nell’ultimo anno sono stati fatti importanti passi in avanti nel trattamento
dell’infezione da HIV da parte della medicina convenzionale, questo è
stato importante per molte PVcHA che hanno visto cambiare nell'immediato
le loro prospettive e la loro qualità di vita. La terapia risolutiva per
HIV e AIDS però non esiste ancora ed è importante che prosegua la ricerca
senza preclusioni: è importante che le attuali risorse terapeutiche vengano
ampliate, perfezionate e integrate" (AAVV 1997). La situazione sopra descritta
è comune a tutti i paesi ricchi e, chiunque sia impegnato nella lotta
contro l'aids, ha fattivamente verificato tutto questo. Purtroppo dobbiamo
anche che: non tutte le persone che vivono con HIV e AIDS (PVcHA) rispondono
ai trattamenti o li tollerano; sono ancora sconosciuti efficacia
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Nel 1996 all’XI Conferenza
Internazionale sull’AIDS di Vancouver sono state presentate 10 ricerche
sull’utilizzo delle TnC (vedi Adamoli et al 1996a) che hanno coinvolto
fra le 62 e le 1476 persone da cui risulta che il 34-76% delle PVcHA utilizzano
TnC. I risultati di queste ricerche e di altre 6 presentate sempre nel
1996 sono riportati in tabella 2. Gran parte di queste indagini (comunque
le più estese) sono state condotte negli Stati Uniti dove gli inibitori
della proteasi erano già sperimentati diffusamente.
Complessivamente la tabella 2 riporta i risultati di 17 ricerche che hanno
coinvolto 6.592 PVcHA con un range d'utilizzo del 16-100%. Se consideriamo
unitariamente la tabelle 1 e 2 otteniamo 27 lavori che hanno riguardato
complessivamente 10.639 PVcHA con una frequenza di users compresa fra
il 16 e il 100%. A conclusioni simili (users 27/100%) giunge Ernst che
ha recentemente realizzato una review sull'argomento (Ernst E 1997). Tornando
alle ricerche pubblicate nel 1996, dobbiamo tener presente il ritardo
fra la presentazione dei risultati e la realizzazione; si tratta infatti
nella quasi totalità di lavori conclusesi alla fine del 1995. Nella migliore
delle ipotesi, queste ricerche hanno quindi un qualche valore orientativo
solo per gli Stati Uniti. Da notare però che anche per questo paese il
valore è solo orientativo in quanto la registrazione allargata di questi
farmaci è avvenuta nel 1996. Un primo dato attendibile al fine di cogliere
una prima tendenza ci viene dal Canada dove nel 1997 è stato pubblicato
il rapporto finale di una ricerca i cui risultati preliminari erano già
stati presentati nel 1996 (Ostrow e al 1996); questo report riguarda 657
delle 1019 PVcHA della comunicazione del 1996 e si riferisce ad una ricerca
conclusasi nel giugno del 1996 da cui emerge che il 39% dei partecipanti
utilizza TnC (Ostrow MJ e al 1997).
Come abbiamo detto si tratta di un primo dato significativo, anche se
per avere un dato attendibile sarà necessario attendere ricerche realizzate
dopo l'XI ICA (Luglio 1996) che ha promosso nel mondo l'utilizzo degli
Inibitori della Proteasi. Le ricerche presentate in Italia nel 1996, sul
piano della quantificazione del fenomeno, non hanno quindi alcun valore,
in quanto gli Inibitori della Proteasi sono stati introdotti nel nostro
paese fra la fine del 1996 e l'inizio del 1997. Una ricerca (non ancora
pubblicata) è stata realizzata in Italia nel 1997 a cura di alcune associazioni
di lotta contro l'AIDS (ASA, ALA, LILA, Alfaomega, Gruppo Abele). Una
prima presentazione preliminare alla stampa è stata fatta nel novembre
del 1997 da cui risulta che la ricerca ha coinvolto 1.312 PVcHA di cui
l'11% utilizza TnC in forma esclusiva e il 24% in associazione alle terapie
convenzionali.
Da questa ricerca emerge quindi che il 35% delle PVcHA utilizza TnC anche
dopo l'introduzione in Italia degli Inibitori della Proteasi. Per quanto
riguarda il tipo di terapie utilizzate le ricerche forniscono dati diversi.
Le PVcHA utilizzano comunque diffusamente: vitamine e oligoelementi, fitoterapia,
omeopatia, medicina tradizionale cinese, ayurveda, medicina antroposofica,
meditazione, training mentale, tecniche corporee e altre TnC. Per una
valutazione più articolata delle ricerche sopra richiamate (costi, fonti
informative, tipologia del campione etc.) si rimanda ad altro lavoro (Bianchi
e al 1997), ricordando quì soltanto alcuni aspetti:
l’assunzione contemporanea di più farmaci (convenzionali e non) pone problemi
di bias a livello della sperimentazione clinica e può provocare interazioni
farmacologiche negative (Greenblatt RM e al 1991; Fogelman I e al 1993);
l’intervento contemporaneo di due diversi medici (e terapie) sulla salute
della stessa persone pone un'esigenza di contatto e di comunicazione fra
questi medici; pone inoltre la necessità da parte dei medici convenzionali
e dei ricercatori di conoscere le TnC (Cohen CJ e al 1990; Anderson W
e al 1993; Adamoli et al 1996b) e da parte dei terapeuti non convenzionali
di conocere quelle convenzionali. ? Da quasi tutte le ricerche emerge
che gli users di TnC ritengono di trarre beneficio da queste terapie;
emerge inoltre la maggiore scolarità e il maggiore livello di istruzione
rispetto i non user, fatto che depone a favore del fatto che si tratta
il più delle volte di libere, informate (per quanto possibile) e motivate
scelte.
Un così ampio utilizzo di TnC dovrebbe, in sintonia con i principi della
Carta di Ottawa (Ottawa Chart for Health Promotion 1986) , attivare un’attenzione
e un investimento istituzionale ch è invece esattamente assente nel nostro
paese (vedi Bianchi e al 1997; Adamoli e al 1996c). Purtroppo quest'ultimo
punto viene particolarmente disatteso in Italia. In altri paesi accade
diversamente, ad esempio negli Stati Uniti (Abrams D. 1997), dove il Congresso
americano nel 1994 ha dato mandato National Institutes of Health di istituire
l'Office of Alternative Medicine che, da allora, ha intrapreso una serie
di interventi, anche nell'infezione da HIV. L'OAM si stà muovendo attualmente
a tutto campo e - a titolo d'esempio- ha appena organizzato una Consensus
Conference sull'agopuntura e finanziato con oltre 7 miliardi uno studio
sull'Hypericum nella grave depressione. Complessivamente il NIH ha speso
nel 1997 1.165.523 dollari in 12 promettenti progetti di ricerca.
Fra gli studi finanziati uno sull'agopuntura nella depressione che si
è concluso con successo. Altri studi pilota hanno riguardato: rilassamento,
ipnosi e visualizzazione guidata durante le procedure radiologiche invasive;
la chiropratica nel basso dolore lombare; i meccanismi neuroprotettivi
delle erbe cinesi, la neurobiologia dell'agopuntura, il trattamento dell'alcolismo
e dell'Alzheimer con fitoterapici, il trattamento di lievi traumi cerebrali
con rimedi omeopatici. Circa il 60% degli studi si è concluso con risultati
positivi, il 26% negativamente e il restante non ha fornito un dati conclusivi
(OAM 1997).
Il NIH utilizzerà i risultati di questi studi pilota per avviare estese
ricerche cliniche di validazione. Non è difficile immaginare nel prossimo
futuro l'affermarsi di un forte polo di intervento americano: dopo la
medicina convenzionale anche quella non convenzionale. Tornando all'infezione
da HIV il Centro di Ricerca sull’AIDS della Bastyr University di Seattle
su commissione dell’ Office of Alternative Medicine ha intrapreso uno
studio su 1550 PVcHA che utilizzano TnC con l’obiettivo di: 1) descrivere
il tipo di terapie utilizzate dalle PVcHA, siano esse prescritte dai medici
o autosomministrate; 2) valutare alcune di queste terapie; 3) fornire
un supporto e una consulenza per la valutazione scientifica di queste
terapie (Standish LJ 1997).
Tutto questo è potuto accedere negli USA perchè le comunità di base e
le associazioni di lotta all’AIDS fin dal loro nascere si sono impegnate
per promuovere una più articolata analisi della patogenesi dell’infezioni,
sul ruolo dei co-fattori, sull’importanza dell’aspetto immunitario (oltre
che virologico) della sindrome, dando credito anche alle TnC e ottenendo
importanti risultati fra cui la creazione dell’OAM e del suo programma
sull’AIDS (Elbaz G 1994).
In Italia le cose sono andate molto diversamente e si è persa un'importante
(e risorsa) occasione non solo per le PVcHA ma in generale per le TnC.
2. Lo stato delle conoscenze cliniche In passato sono state realizzate
diverse ricerche finalizzate ad individuare non soltanto la frequenza
d'utilizzo delle TnC ma anche la loro identificazione e "risultati" aneddotici
(es. Baker D e al 1992). Appare poco interessante realizzare in questa
sede un’analisi retrospettiva di questi lavori. Mi limiterò quindi a riportare
alcuni dati in merito alle attuali conoscenze sull’utilizzo clinico delle
TnC.
La fitoterapia Tab.3 Meccanismo d'azione Piante
Medicinali (PM) e/o loro Principi Attivi (PA). Inibizione di ......
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Lo scorso anno nell'ambito del XI Convegno Nazionale AIDS e Sindrome Correlate
sono stati presentati i rusultati di una ricerca bibliografia sulle piante
medicinali utilizzate clinicamente nell'infezione da HIV e in alcune patologie
correlate (Adamoli e al 1997, risultati completi in Bianchi e al 1997).
Si tratta di una ricerca bibliografica realizzata nel 1996-97 sulle principali
banche dati di medicina e sulle pubblicazioni scientifiche e delle comunità
di base delle PVcHA. Questa ricerca ha portato alla consultazione di oltre
4000 pubblicazioni, 767 delle quali sono state infine selezionate e utilizzate
per la stesura del lavoro. Da questa ricerca emerge che in letteratura
è stata documentata -fra le altre- l'attività antiretrovirale in vitro
di queste 28 piante medicinali (PM) e/o principi attivi (PA) indicati
di seguito fra parentesi: Achyrocline s. e Baccharis g. (derivati acido
dicafeoylquinico), Allium s. (ajoene), Aloe v., Ancistrocladus k. (michellamine
B), Buxus s., Calophyllum l. (calanolide A e calanolide B), Castanospermum
a. (castanospermina e derivati), Curcuma l. (curcumina), Phytolacca sp.
(Pokeweed Antiviral Protein - PAP), Fusarium (equisetina), Garcinia m,
Geissospermum v. (flavopereirina), Geum japonicum t., Glycyrrhiza g. (glicirrizina),
Grifola f., Holomanthus n. (prostratina), Hypericum p. (ipericina), Momordica
c. (MAP 30), Phyllantus sp. (phyllamicina B e retrojusdicidina, niruri),
Pinus s. (polisaccaridi, frazione VI e VII), Prunella v. (prunellina),
Rosmarinus o. (acido carnosico, carnosolo), Spirulina p. (calcio-spirulato),
Tabebuia i. (betalapacione), Trikosanthes k. (tricosantina), piante conteneti
acido caffeico e derivati (Hyssopus o. etc), Viscum a. L'attività di queste
PM e PA si esplica mediante uno o più meccanismi d’azione, talvolta co-presenti
e combinati (Tab. 3).
Per alcune PM e/o PA, pur essendo stata documentata l'azione antiHIV in
vitro, non è ancora esattamente noto il meccanismo d'azione (Buxus, Grifola,
Prunella, Spirulina, Viscum). E' stata anche documentata l'attività immunomodulante
di queste 11 PM: Aloe v. (acemannano), Buxus s., Echinacea p., Eleuterococcus
s., Geissospermum v., Ginseng, Glycyrrhiza g. (glicirriza), Lentinus e.
(lentinano), Spirulina p., Uncaria t.(alcaloidi idosindolici), Viscum
a. L’attività è risultata essere come descritta in Tab. 4.
Tab.4 Attività immunomodulante delle Piante Medicinali
(PM) e/o loro Princi-pi Attivi (PA). Stimolazione-attivazione di ....
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Sono stati rintracciati i risultati di 28 sperimentazioni cliniche di
PM e/o PA ad azione antiretrovirale (in vitro) che hanno coinvolto 1003
persone e altre 14 sperimentazioni (957 persone coinvolte) ad azione immunomodulante:
complessive 42 sperimentazioni che hanno riguardato 1960 persone con HIV
e/o AIDS. Dal punto di vista della tipologia degli studi si tratta di
31 studi clinici (di cui 8 controllati) e 11 studi osservazionali; 8 di
fase I (sicurezza), 23 di fase I/II, 2 di fase II e 9 non meglio definiti.
La maggior parte degli studi sono stati condotti negli USA, alcuni in
Germania, Francia e altri paesi, nessuno in Italia (Bianchi e al 1997).
Questi dati si riferiscono alle piante medicinali con attività antiretrovirale
e/o immunomodulante. Parte della ricerca riguarda anche alcune piante
utilizzate per patologie correlate all'infezione da HIV. L'aglio è risultato
attivo contro il Cryptosporidium p. in uno studio su 18 PVcHA (Fareed
e al 1996); l'attività anti-candida della Melaleuca a. riscontrata in
un primo studio su 64 persone -8 delle quali con AIDS- (Grandi e al 1993)
è stata confermato da uno studio su 14 PVcHA affetta da candidosi orofaringea
resistente al fluconazolo (Vazquez e al 1996). Alcuni studi stanno indagando
inoltre l'utilizzo della Cannabis per la stimolazione dell'appetito e
nella Wasting Syndrome (vedi Bianchi e al 1997). Molte altre sono naturalmente
le piante medicinali utilizzate nel trattamento delle malattie opportunistiche,
dei sintomi etc. Nelle loro conclusioni gli autori dicono che "I dati
in vitro sono stati ottenuti in molti casi con rigore e confermati da
più autori. I risultati delle ricerche cliniche (quelli relativi all'azione
eziologica) sono invece spesso controversi e/o ancora parziali. Non è
possibile esprimere considerazioni conclusive in merito alle singole piante
ma l'insieme della documentazione suggerisce che le PM e i loro PA possono
essere utilmente studiati nell'infezione da HIV. In particolare potrebbero
essere indagati quei PA che:
• agiscono su livelli della replicazione virale che non hanno ancora portato
alla registrazione di farmaci (ad es. inibitori dell'integrasi);
• che presentino una particolare farmacocinetica (ad es. che attraversino
efficientemente la barriera ematoencefalica);
• che presentino una significativa attività immunomodulante;
• che siano attivi nei confronti di malattie opportunistiche;
• che agiscano su sintomi e che migliorino la qualità della vita;
• che migliorino o incrementino la biodisponibilità di vitamine e minerali
importanti nell'infezione da HIV (per carenze e per attività).
• Andrebbe anche istituito un protocollo di trattamento con terapie non
convenzionali (associato ad un protocollo di consultazione reciproca fra
medici convenzionali e non) nei casi in cui si manifesti farmacoresistenza
e intolleranze alle medicine convenzionali" (Adamoli e al 1997).
E' anche importante ricordare che molti ricercatori e clinici (Montagnier
1995) sono convinti che l’AIDS sia determinato non soltanto dall’azione
patogena del retrovirus HIV ma anche dall’intervento di altri cofattori.
Sulla tesi dei co-fattori e sulla valutazione della loro reale incidenza
nel determinarsi della grave immunodeficienza si è molto discusso in questi
anni, ma, una serie significativa di evidenze (ad esempio la grande varietà
di evoluzioni cliniche) consiglia di prestare una grande attenzione su
questo versante. Fra i patogeni ritenuti possibili co-fattori dell’evoluzione
dell’infezione in AIDS vi sono l’epatite B, il Citomegalovirus, l’Epstein-Barr,
l’Human Herpes Virus 6a (HHV-6A) e altri ancora (vedi Bianchi e al 1997).
E’ evidente che un’azione di contrasto e di risoluzione di infezioni dovute
a questi virus potrebbe (nell’ambito della teoria dei co-fattori) incidere
anche nell’evoluzione dell’infezione da HIV. Ogni pianta andrebbe quindi
studiata anche valutando questo aspetto. Recentemente abbiamo l’esempio
della glicirrizina (p.a. della Glycyrrhiza) che oltre alle sue attività
(dimostrate in vitro) di inibire l’adsorbimento di HIV, la formazione
di sincizi e di stimolare la produzione di IL-2, NK, Macrofagi, Linfociti
T e B (vedi Bianchi e al 1997) si è dimostrata capace di inibire in vitro
l’HHV-6 (Cermelli C. e al 1996).
Infine ricordiamo che dal 1994 gli studi clinici sulle TnC si sono fortemente
diradati. Nel tempo l’interesse per le TnC potrebbe essere così riassunto:
• 1985-88 Utilizzo da parte di singoli e gruppi di PVcHA: anedottica.
Ricerca preclinica sull’attività di alcuni principi attivi di origine
vegetale. Studi clinici aperti (prevalentemente osservazionali) condotti
dalle comunità di base.
• 1988-93 Il periodo in cui viene realizzata la maggior parte degli studi
clinici controllati.
• 1994-97 Gli studi clinici si diradano; sopravvivono quelli sull’Ipericina
(di sintesi) e sul Viscum album; vengono realizzati studi sull’SPV-30
(un estratto di Bosso) e c’è uno sviluppo di quelli sulle malattie opportunistiche
(Melaluca nella Candida;
Aglio nella diarrea da Criptosporidium etc) e sui sintomi (agopuntura
nelle neuropatie periferiche etc.). Vengono realizzati numerosi studi
in vitro su piante medicinali risultate attive contro HIV. Per quanto
riguarda l'Italia singoli medici privati hanno partecipato alla realizzazione
di alcuni studi aperti (anche internazionali) su Uncaria T. e Viscum a.
nell'infezione da HIV mentre non sono state descritte esperienze di fitoterapia
nell'infezione da HIV in ambito pubblico; ci sono soltanto alcuni medici
che consigliano in particolari patologie minori (secondarie) alcuni fitopreparati,
ma nulla di più. Un ambulatorio di Fitoterapia è stato aperto presso l'Ospedale
di Empoli, in Toscana. Si tratta di un ambulatorio generale e non rivolto
specificatamente alle persone con HIV. L'ambulatorio è aperto solo alcuni
giorni della settimana e nei primi 10 mesi del 1997 ha seguito 250 persone
per le più diverse patologia. L'apertura dell'ambulatorio è stata possibile
grazie al Piano Sanitario Regionale della Toscana che intende " consentire
un'interazione più matura e consapevole del cittadino (…) sia sul piano
della comprensione dei 'modelli' di salute e di sanità proposti guardando
anche al complesso delle pratiche di medicina naturale" e afferma espressamente
che: "le Aziende sanitarie promuovono l'utilizzo da parte dei medici ospedalieri
e territoriali di piante medicibali e loro derivati, sotto forma anche
di preparazioni galeniche, a fini terapeutici." (Boll. Uff. Regione Toscana
n° 13 del 28-2-96).
Questa importante iniziativa, anche se non mirata all'infezione da HIV,
dimostra che è possibile fare della fitoterapia anche in ambito pubblico.
L'ambulatorio di Empoli si pone anche come Centro di Farmacovigilanza
sulla fitoterapia ed ha elaborato due apposite schede (una rivolta al
paziente e l'altra al medico).
Tab. 5 Articoli sulle TnC per HIV in Medline
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La Medicina Tradizionale Cinese
è una delle medicine maggiormente studiate e utilizzate nell'infezione
da HIV. Fin dai primi anni dell'epidemia negli Stati Uniti la MTC è stata
studiata e utilizzata. Esistono numerose pubblicazion che illustrano l'approccio
della MTC all'AIDS (Bing-shan H. e al 1991; Goh M. 1994; Ryan MK e al
1994, Zhang Q. e al. 1995). Anche in quest'epoca di inibitori della proteasi
la MTC risulta essere utilizzata e utile per le PVcHA per sostenere il
sistema immunitario e in generale l'organismo (prima, durante e dopo il
trattamento farmacologico), contro alcune malattie opportunistiche, il
trattamento dei sintomi e degli effetti collaterali e per ridurre la durata
del trattamento farmacologico in alcune situazioni -ad esempio la candida-
(Hanna L. 1997; Dharmananda S. 1997). Una rassegna su Medicina Tradizionale
Cinese e AIDS è disponibile anche in lingua italiana (Rotolo G. 1997).
Nell'infezione da HIV e nelle patologie associate la MTC utilizza erbe
cinesi, agopuntura (Rotolo G. 1997), moxibustione (Wagner E 1996/7), dieta,
massaggio e il Qigong (Ryan MK e al 1994). Vengono anche utilizzati alcuni
funghi come il Ganoderma l. (Reishi), il Lentinus e. (Shitake) e la Grifola
F. (Maitake) risultati talvolta attivi in vitro (vedi Bianchi e al 1997).
Oltre 90 piante medicinali cinesi sono state studiate o vengono utilizzate
nell'AIDS e nelle sindromi correlate (Shide L. e al 1996; Chang e al 1996),
molte di queste hanno un'attività di immunoregolazione (Zhang Q e al 1995).
Molte piante medicinali presenti nella MTC sono state studiate nell'infezione
da HIV anche sul piano clinico; per alcune di queste è stata studiata
la somministrazione della singola pianta, mentre altre sono state studiate
nell'ambito di preparati a base di più piante. Fra le più importanti piante
studiate clinicamente per la loro azione antiretrovirale e immunomodulante
vi sono la Glycyrrhiza g., la Curcuma l. il Trichosanthes k. etc.(vedi
Bianchi e al 1997). Vi sono poi molte altre piante, risultate attive in
vitro contro HIV, che sono state studiate clinicamente in associazioni
con altre; fra le più importanti la Scutellaria r., la Prunella v., l'Actium
l., la Viola y., il Zizyphi f. e l'Andrographis p. che entrano a far parte
(assieme a molte delle piante prima citate) di alcune composizioni di
erbe cinesi (tab. 6) studiate nell'infezione da HIV come l'HY1-39 (Zhang
Q 1995), l'Enhance, Herb Tea # 1, Milingwang, Resist (Goh 1994) e Composition-A
(Dharmananda S. 1997). Da molti medici di MTC viene utilizzata anche una
formulazione di piante medicinali messa a punto in Giappone: il Sho-saiko-to
costituito da Bupleuri radix, Pinelliae tuber, Scutellaria radix, Ziziphi
fructus, Ginseng radix, Glycyrrhizae radix, Zingiberis rhizoma. In determinate
condizioni sperimentali il SST inibisce in vitro al 90% la trascrittasi
inversa e diverse delle piante che lo compongono hanno altre azioni antivirali
e immunomodulanti (vedi Bianchi 1997). Nell'ambito del II° Piano di Ricerca
Psicosociale dell'Istituto Superiore della Sanità l'OnG Comunità Nuova
di Milano, dopo aver realizzato una ricerca bibliografica sulle risorse
terapeutiche per donne sieropositive, ha prodotto una pubblicazione per
donne sieropositive dove indica che la MTC può essere utile in queste
situazioni: • "per patologie dolorose e/o infiammatorie di vario tipo
(dalla cefalea, alle sinusiti, ai dolori articolari, ai mestrui dolorosi)
trattare con agopuntura, eventualmente associata a Moxa ed erbe medicinali;
• per patologie ginecologiche (amenorrea, mestrui irregolari, scarsi o
eccessivi, nonché i problemi connessi con la gravidanza, nausea, aborto
abituale, edemi etc) attraverso una diagnosi energetica e il trattamento
di agopuntura e erbe medicinali; • per la candidiasi, l'herpes simplex
e zoster attraverso erbe medicinale e per l'herpes anche l'agopuntura;
• la MTC risulta utile anche nel trattamento di problemi polmonari quali
riniti, asma bronchiti e come supporto associato al trattamento convenzionale
della pneumocistosi." (Rigon D e al 1997). Il sito Internet dell'"Oriental
Medicine AIDS Care Infoline" fornisce informazioni aggiornate sul trattamento
attraverso la MTC di: wasting syndrome, sarkoma di kaposi, anemia, febbre,
diarrea, effetti collaterali della chemioterapia, complicazioni oftalmiche,
pancreatite associata ad AIDS, miopatie, herpes, dolore, neuropatie etc.
(http://www.omaci.com/prod.html). A titolo d'esempio queste sono alcune
delle sperimentazioni attualmente in corso negli Stati Uniti. ? Enhancement
Project di San Francisco stà realizzando un trials di valutazione dell'agopuntura
e di erbe cinesi (vs l'antibiotico Augmentin -Amoxicillina+Acido Clavulanico)
nel trattamento della sinusite cronica correlata all'infezione da HIV.
Lo studio è stato autorizzato dall'FDA e finanziato dal NIH. ? Il Community
Consortium (CC) e il Quan Yin di San Francisco stanno conducendo uno studio
pilota sulle piante cinesi contro la diarrea correlata alla Criptosporidiosi
nelle persone con HIV. Sempre il CC stà realizzando uno studio sulla moderata
e media anemia trattata con erbe cinesi. Lo studio è finanziato dal NIH
e dalla Bastyr University. ? Il Community Programs for Clinical Research
on AIDS (CPCRA) stà realizzando uno studio sull'agopuntura e l'Elavir
(Amitriptilina) nelle neuropatie periferiche in 5 stati. ? Presso la Columbia
University School of Nursing è in corso uno studio sull'agopuntura e la
moxibustione nella diarrea correlata al molassorbimento nelle persone
con HIV. In Italia la MTC viene utilizzata da alcuni medici nel trattamento
dell'infezione da HIV, di patologie associate e per gli effetti collaterali
dovuti ai trattamenti farmacologici convenzionali (Rotolo G 1997 e 1997b).
Purtroppo sono pochissimi i medici italiani informati e formati in questo
settore. La mancanza di medici adeguatamente formati rappresenta una non-risorsa
per le PVcHA, che non possono così avvalersi adeguatamente delle potenzialità
della MTC. Sul versante pubblico anche in Italia le cose iniziano a muoversi,
anche se per ora, unicamente sul versante dell'agopuntura.
Presso la II^ Divisione di Malattie Infettive dell'Ospedale Sacco di Milano,
diretta dalla Dr.ssa Cargnel è stato realizzato un primo (in Italia) studio
pilota sull'utilizzo dell'agopuntura nel trattamento delle neuropatie
periferiche in persone con HIV. In questo studio veniva considerato un
successo terapeutico la riduzione dell'intensità del dolore del 50% rispetto
al dato basale, associato ad un miglioramento dei dati elettromiografici.
Nel periodo di 10 mesi e per i primi 10 pazienti arruolati questi sono
stati i risulati in termini di successi terapeutici: 33.3% con Amitriptilina,
33.3% Mexiletina, 42.8% L-acetilcarnitina, 80% con Agopuntura. Come si
vede in questo piccolo studio pilota l'agopuntura è risulata il miglior
trattamento (Zampini L e al 1997). In merito a questo studio è disponibile
un primo report anche in italiano (Zampini L. e al 1997b), anche se in
questo caso i dati sono leggermente diversi, trattandosi di una rilevazione
fatta in altra fase dello studio. Dopo questi risultati all'interno della
II^ divisione è stato aperto un vero e proprio ambulatorio di agopuntura
seguito dalla dr.ssa Zampini e dal dr. Casella in cui vengono trattati
oltre alle neuropatie periferiche anche nausea, cefalea e in generale
il dolore. L'ambulatorio riceve 3/4 pazienti al giorno e nei mesi di settembre/ottobre
1997 sono state 112 le persone su cui è stata applicata l'agopuntura.
L'apertura dell'ambulatorio è stata possibile grazie al fatto che l'agopuntura
(e la moxibustione) è presente nel tariffario nazionale del Ministero
della Sanità e in quello specifico della Regione Lombardia (Gazzetta Ufficiale
N° 216 del 14-09-96 in aggiornamento del Decreto Ministeriale 22-7-96
n° 150): 16.550 £ per l'agopuntura e 24.800 per la moxibustione. Come
si vede l'agopuntura potrebbe essere applicata in qualsiasi ospedale e
servizio pubblico di cura. I risultati sulle neuropatie periferiche ottenuti
a Milano hanno trovato una conferma nello studio condotto presso la Clinica
di Malattie Infettive di Brescia. I rusultati preliminari (finora 11 pz)
di questo studio indicano una riduzione del dolore, dell'astenia e di
altri disturbi, evidenziando un miglioramento della qualità della vita
(Perini S. e al 1997; Nasta P e al 1997). Recentemente è tato presentato
uno studio sul trattamento con agopuntura del prurito nelle PVcHA in terapia
(o non) con inibitori della proteasi (IP).
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Allo studio partecipano la I^ Clinica dermatologica dell'Università di
Milano, la I^ e la II^ Divisione di Malattie Infettive dell'Ospedale Sacco
dirette rispettivamente dal prof. Moroni e dalla prof.ssa Cargnel, Il
Centro di Malattie Infettive dell'Ospedale San Raffaele diretto dal prof.
Lazzarin, il CNR e il Centro Studi sull'Agopuntura SO-WEN. Lo studio coinvolgerà
pazienti HIV+ con prurito, 40 in trattamento con IP e 40 non; ognuno dei
due gruppi è stato suddiviso in 2 braccia di 20 persone trattate con agopuntura
verso Atarax. Sono disponibili attualmente i soli dati preliminari di
6 pazienti (assolutamente insufficianti per qualsiasi valutazione) che
sono comunque incoraggianti per il trattamento con agopuntura (Montalto
M e al 1997). Omeopatia Negli anni passati sono state sperimentate diverse
formulazioni omeopatiche con attività immunomodulante (SVA, Apim 100,
Chahina etc.). Non mi risulta che l'omeopatia complessista e pluralista
abbia prodotto negli ultimi 2 anni nuovi significativi dati clinici e
statistici, mentre l'omeopatia unicista è rappresentata da un corpo di
dati clinici complesso che non sono in grado di valutare. Per questa ragione
mi limito a ricordare che una valutazione articolata sull'omeopatia nell'infezione
da HIV è disponibile in Rossi E. 1997. Sempre il dr Elio Rossi ricorda
che "l'ingresso degli inibitori della proteasi nella terapia del paziente
con HIV ha cambiato molto la prospettiva di questi pazienti ed il loro
atteggiamento nei confronti della medicina non convenzionale (…)" ricordando
poi che "esiste un problema molto importante in omeopatia, quello dell'incompatibilità
farmacologica, ovvero la difficoltà per un trattamento omeopatico costituzionale
di agire in presenza di un trattamento farmacologico convenzionale, soprattutto
se questi farmaci oltre che efficaci sono anche tossici, e quindi possono
cambiare il quadro, la dinamica della sintomatologia naturale originaria
del paziente" (…). Più avanti il dr Rossi sottolinea però che ci sono
situazioni in cui questa incompatibilità non ha impedito di vedere dei
benefici, in particolare nella "sintomatologia acuta, talvolta in infezioni
opportunistiche in fase iniziale, non così gravi e pesanti per il paziente,
in cui l'intervento omeopatico, limitato a quella data patologia ha dimostrato
di essere efficace e in grado di diminuire il tasso complessivo di nocività
che le terapie apportano" e conclude affermando che "il problema in questo
momento è mantenere un atteggiamento di ricerca nel riguardo delle medicine
non convenzionali, relativamente alla cura del paziente nel suo complesso"
(Rossi E. 1997b). Un interessante esperienza viene dalla Francia dove
è stato fatto un esperimento somministrando Bactrin in dose omeopatiche
per la prevenzione della Pneumocystis c. a persone che non sopportavano
il Bactrin. Si è visto che questo rimedio a dosi omeopatiche, in persone
ipersensibili al Bactrin, era ben tollerato e manteneva un'attività antibiotica
(citato in Rossi 1997b).
Presso la divisione Clinicizzata di Malattie Infettive dell'Università
di Verona è stato condotto un piccolo studio su 30 persone con HIV trattate
con terapia omeopatica classica i cui risultati sono stati considerati
(seppure preliminari) positivamente. L'inizio di uno studio osservazionale
della durata di 24 mesi è stato annunciato in occasione del X° ConvegnonNazionali
AIDS e Sindrome Correlate. (Albano M e al 1996). Nutrizione e integrazione
nutrizionale Diversi studi hanno indagato la relazione fra evoluzione
dell'infezione da HIV e nutrienti. Nel corso dell'infezione da HIV è stata
osservata una deplezione di magnesio, carotenoidi, glutatione, vitamina
A, vitamina B12 e B6, tiamina, riboflavina, selenio e zinco.
E' invece più complesso e controversa la questione se l'integrazione nutrizionale
possa apportare un beneficio clinicamente riscontrabile. Molti autori,
e i risultati di diverse ricerche, conferemano che la supplementazione
nutrizionale comporta un beneficio per la PVcHA in quanto può sostenere
le funzioni metaboliche complessive e la funzionalità del sistema immunitario,
ridurre le complicanze infettive e le malattie opportunistiche, agire
un'azione antiossidante, trarre il massimo beneficio dalle terapie farmacologiche,
migliorare la qualità della vita e ritardare l'evoluzione della malattia
(vedi Bianchi e al 1997 e Durante e al 1997). Inoltre, se la prospettiva
attualmente plausibile consiste nella futura cronicizzazione dell’ infezione
da HIV, sarà importante curare, i diversi stati metabolici delle persone
con HIV (Melchior e al 1997). Tutti i ricercatori e i medici ritengono
comunque che un buon apporto nutrizionale, attraverso una corretta alimentazione,
sia importante per tutte le ragioni sopra richiamate. Non dobbiamo inoltre
dimenticare che una corretta alimentazione può risolvere o aiutare una
serie di situazioni quali la diarrea, la perdita di appetito, la febbre,
la candida e altre ancora (Durante e al 1997a). Nell'infezione da HIV
possiamo poi trovare alcuni approcci dietetici particolari in macrobiotica
(Michio Kushi, 1990), e in alcune scuole quali quella della prof. Kousmine
(AMKI 1989). Alcune pubblicazioni ricche di informazioni pratiche sulla
nutrizione nell'infezione da HIV sono disponibili anche in lingua italiana
(NATC 1997, Valerio 1995). Relativamente alla nutrizione e all'integrazione
nutrizionale all'interno delle strutture pubbliche c'è già una maggiore
disponibilità. Il problema, casomai, stà nella sottovalutazione della
possibile incidenza di questo fattore. Quindi i pochi medici che si fanno
carico di questo aspetto lo fanno il più delle volte con poca convinzione
e occasionalmente. Questa disponibilità si limità quindi il più delle
volte al consiglio nutrizionale o alla prescrizione di integratori vitaminici
e minerali il cui costo è interamente a carico delle persone; persone
che, spesse volte, non possono per questa ragione farsene carico.
Torna su
L'unica esperienza italiana (in ambito ospedaliero) che ho presente è
stata realizzata dal dr Siro Passi presso l'ospedale San Gallicano di
Roma. A partire da una critica severa all'approccio terapeutico convenzionale
il dr. Passi sostiene che la terapia contro l'AIDS dovrebbe essere il
più personalizzata possibile sulla base dei tassi ematici dei "cell health
indicator" (pool antiossidativo -vit. E, GSH, GSH-Px, UBI ecc.-, fosfolipidi,
colesterolo ematico), dei valori dell'emocromocitometria e delle soppopolazioni
linfocitarie. Il dr Passi sostiene che un significativo deficit di "cell
health indicator" non è compatibile con una corretta e fisiologica omeostasi
cellulare, compromettendo il normale turnover cellulare ed esponendo così
la cellula ad attacchi patogeni, compreso l'HIV. Nel caso il trattamento
personalizzato non fosse possibile si dovrebbe intervenire -secondo il
dr. Passi- con un adeguato regime dietetico e con la somministrazione
di un pool di antiossidanti (selenio-metionina, L-metionina e vitamina
E acetato, ubichinone, betacarotena, zinco solfato) e in taluni casi (basso
numero di globuli bianchi e rossi) acido folico e il complesso B (cianocobalamina
compresa). (Passi S. e al 1995). Su questo versante un'iniziativa importante
è appena stata avviata a Torino dal Gruppo Arcobaleno AIDS e dalla Cooperativa
Terra Mia. Dalla fine di gennaio 1998 è stato aperto un ambulatorio di
terapie NATC (naturali, alternative, tradizonali e complementari) per
persone con HIV e AIDS. La prima esperienza avviata riguarda proprio il
trattamento nutrizionale. Le persone che si rivolgono all'ambulatorio
verranno sottoposte ad anamnesi clinica e ad alcuni esami quali i markers
di stress ossidativo (vit. E, A e C, acido deidroascorbico, zinco, sideremia,
selenio e glutatione-perossidasi), altri markers nutrizionali (vit. 12
e folati), markers di stress del sistema ipotalamo-ipofisario (cortisolo
urinario delle 24 ore e dosaggio sierico del DHEA).
Questi esami verranno eseguiti, grazie ad un accordo appositamente preso,
presso il laboratorio d'analisi Balbi e Riberi dell'Ospedale Molinette
e dell'Ospedale Amedeo di Savoia. Le persone si potranno avvalere anche
di una visita dietologica presso l'ospedale Amedeo di Savoia. Il trattamento
comprende l'impiego di antiossidanti, melatonina e DHEA e sarà personalizzata
sulla base delle visite e dei deficit riscontrati. Si tratta di un'esperienza
molto importante in quanto, pur essendo stata promossa da asoociazioni,
ha trovato la collaborazione delle strutture sanitarie pubbliche per l'esecuzione
sistematica degli esami (tutti noi sappiamo quanto sia difficile monitarare
i risultati di un intervento terapeutico, senza potersi avvalere di una
sistematica e pianificata opportunità di realizzare determinati esami)
e per alcune visite e consulenze specialistiche (in biochimica clinica,
scienze dell'alimentazione, infettivologia).
C'è da sperare che analoghe esperienze venggano realizzate anche in altre
città. Altre terapie non convenzionali Esistono numerose altre TnC impiegate
nell'infezione da HIV e AIDS (medicina Ayurvedica e Tibetana, DNCB -dinitroclorobenzene-,
tecniche corporee, training mentale etc.) che non vengono trattate in
questa relazione. Per molte di queste terapie non esiste un'adeguata documentazione
in letteratura (ad es. molto carenti le informazioni sull'Ayurveda e datate
quelle sulla medicina tibetana), per altre, come il DNCB, trattandosi
di moltissime singole terapie e non di aree terapeutiche o di scuole,
non era ragionevolmente possibile occuparsene in questo contesto e spazio.
Infine, altre aree terapeutiche rientrano indirettamente in questa, dal
momento che alcuni fitoterapici vengono impiegati nell'ambito di singole
scuole, come nel caso degli studi sul Viscum, realizzati utilizzando un
rimedio messo a punto nell'ambito della medicina antroposofica. 3. Le
Terapie non Convenzionali come Risorse Abbiamo quindi visto che le persone
sieropositive utilizzano le TnC per migliorare la loro situazione generale,
per prevenire le malattie opportunistiche, per trattare i sintomi e ridurre
gli effetti collaterali del trattamento farmacologico convenzionale (MacInttyre
RC e al 1997) e quindi per migliorare la qualità della vita (Coons HL
e al 1997). Dalle pagine precedenti emergono limiti e potenzialità delle
TnC nell'infezione da HIV; circostanze che proverò a sintetizzare e a
sistematizzare di seguito, formulando alcune considerazioni sotto forma
di un "limite", di un'attenzione e di una risorsa. A- Un limite (?) Un
limite importante è rappresentato dalla poca clinica disponibile e dalla
frammentarietà e talvolta contraddittorietà della casistica clinica. Queste
circostanze sono in parte intrinseche al sistema delle TnC molto personalizzato
e multifattoriale, ovvero orientato all'intervento sulla singola persona
attraverso un complesso sistema di intervento (nutrizione, stile di vita,
piante medicinali etc.). Se si somministrano alle persone trattamenti
personalizzati e perlopiù compositi è ben impossibile ottenere una casistica
riproducibile e valutabile statisticamente. Abbiamo però visto che è possibile
realizzare anche degli studi clinici condotti con rigore, questo è successo
nella fitoterapia, nell'agopuntura, nella nutrizione e anche nell'omeopatia.
Su questa strada sarà importante proseguire, per quanto possibile. Non
liquiderei però sbrigativamente questo limite "statistico" delle TNC.
"Più che nella medicina occidentale la maggior parte delle medicine alternative
e complementari (CAM) assegna una grande importanza all'individuo nella
sua interezza. Una gestione ottimale della patologia da HIV richiede individualizzazione;
questo è un principio su cui concordano la maggior parte delle persone
delle comunità delle PVcHA. Ad esempio, un impiego precoce degli inibitori
della proteasi potrebbe non essere efficace per chiunque. Un motivo che
stà alla base della continua popolarità delle CAM tra le persone con HIV
è proprio l'individualizzazione necessaria, se non addirittura richiesta,
delle CAM" (Hanna L 1998).
Torna su
Quindi, proprio la personalizzazione della terapia è uno dei fattori determinanti
per le TnC, anche per le PVcHA. La medicina convenzionale (e l'infettivologia
in particolare) hanno il patogeno quale loro principale obiettivo, ma
poi, agiscono comunque sulla complessità e sull'individualità della persona
singola. Molte MnC, pur riconoscendo un ruolo al patogeno, ritengono prioritario
trattare l'organismo, rafforzandolo e potenziando la sua capacità di contrastare
l'aggressione subita. Oggi che trattamenti farmacologici così potenti
(e tossici) vengono somministrati assistiamo ad una molteplice tipologia
di reazioni individuali relativamente alla risposta e agli effetti collaterali.
Proprio queste reazioni individuali possono trovare una complementarietà
nelle TnC; proprio la peculiarità delle TnC può rappresentare una risorsa
per le persone. B- Un'attenzione E' molto importante tener presente il
cambiamento intervenuto con l'introduzione degli inibitori della proteasi.
I medici di TnC dovrebbero conoscere queste terapie, il loro profilo farmacologico
e clinico al fine di considerare possibili interazioni. E' anche importante
non spaventare le persone demonizzando le terapie convenzionali che oggi,
diversamente del passato, hanno modificato non solo le loro aspettative
imediate di vita ma anche la loro qualità di vita. Diversi effetti collaterali
e un pesante regime farmacologico (mediamente 15-20 pastiglie al giorno,
in precisi orari) vengono sostenuti dalla PVcHA solo grazie ai benefici
che hanno fattivamente provato. Non si tratta di intraprendere discussione
accademiche sulla nocività o sulla presunta azione a breve di questi farmaci:
si tratta della vita concreta delle persone che è cambiata, con una diminuzione
dei nuovi casi di AIDS e dei ricoveri in ospedale. Penso che ogni medico
debba interrogarsi profondamente prima di introdurre nella relazione terapeutica
fattori di radicale (se non ideologica) ostilità verso le terapie convenzionali.
Questo oggi, diversamente da ieri, è un imperativo morale. Quando un medico
("in scienza e coscienza") è fermamente convinto di determinate proprie
opinioni è naturalmente libero di agire come crede. La scienza e la medicina
sono progredite anche perché alcuni hanno dubitato delle convinzioni comuni.
E questa è una lezione importante che deve impedire ogni "guerra di religione"
e la repressione di qualsivoglia linea di ricerca (naturalmente se eticamente
accettabile). Ma anche in questo caso si pone una questione di metodo
e di empatia. Senza empatia una relazione terapeutica rischia di essere
violenta. Empatia significa farsi carico dell'altro e quindi comunicare
le proprie convinzioni con rispetto e con umiltà. A meno di avere la cura
dell'AIDS ci vuole umiltà e saggezza anche nel comunicare la propria contrarietà
alle terapie convenzionali. Ragionamenti soltanto "contro", privi di una
proposta terapeutica alternativa valida e risolutiva, se applicati imperiosamente
non rispettano l'altro che chiede aiuto. C- Una risorsa Le TnC continuano
a rimanere una risorsa importante per le PVcHA, questo è emerso dalle
PVcHA (AAVV 1997) e dall'osservazione di molti medici attivi in questo
settore (Dharmananda S. 1997; Hanna 1997, Rossi E. 1997b, Rotolo 1997b).
Sulla base di quanto rilevato in letteratura e prima richiamato potremmo
dire che le TnC hanno ancora uno spazio nel trattamento dell'infezione
da HIV: 1. La terapia eziologica antiretrovirale ha fatto dei passi in
avanti nella medicina convenzionale. Per questa ragione i ricercatori
e i medici di TnC dovrebbero essere ancorà più rigorosi in questo settore.
Mi sembra che ci sia lo spazio per: • La sperimentazione di terapie che
si siano dimostrate potenzialmenti utili; • La prescrizione di TnC a pazienti
che non tollerano i trattamenti convenzionali o che hanno prodotto una
resistenza. Non dimentichiamo che il 25-30% delle PVcHA sono in questa
situazione. • La prescrizione di terapie a quei pazienti che non sono
ancora considerati da trattare. In quest'area di persone le TnC possono
fare molto per potenziare le risorse endogene a livello organico, immunitario
e psicologico. Sarà importante per il medico considerare la patogenesi
dell'infezione da HIV e quindi conoscere attentamente l'infezione da HIV
per evitare di somministrare sostanze (o tecniche) che possano promuovere
la replicazione virale. • La prescrizione di terapie a quanti per libera
scelta si rivolgono ai terapeuti di TnC in quanto si rifiutandosi di assumere
le medicine convenzionali, essendo in questo caso terapeuticamente scoperti.
Il medico dovrebbe comunque considerare l'eventuale presenza di paure
irrazionali verso le terapie convenzionali nella persona, evitando attentamente
di non amplificarle. Una scelta alimentata unicamente dalla paura irrazionale
non è una grande scelta. Il medico dovrebbe comunque informare adeguatamente
il paziente sulle opportunità, risultati e limiti delle terapie convenzionali.
Il terapeuta dovrebbe inoltre prescrivere sempre il migliore trattamento
disponibile e fornire al paziente tutta la documentazione disponibile.
Questo comporta un rigoroso e permanente aggiornamento sulle TnC. 2. Un
numero sempre maggiore di ricercatori sottolinea l'importanza di affiancare
al trattamento antiretrovirale un trattamento immunoricostruttivo (in
Churchill SA 1996; Pantaleo G 1997b, Sneller e al 1997). Infatti è stato
osservato che la riduzione della carica virale e l'incremento dei CD4
non è sempre indicativo di un ripristino dell'efficacia immunitaria, in
quanto queste cellule risultano danneggiate e incapaci di svolgere il
proprio ruolo immunitario. La medicina convenzionale dispone soltanto
di poche sostanze ad attività immunomodulante e queste, talvolta hanno
effetti collaterali drastici. Le medicine non convenzionali hanno invece
sempre prestato una certa attenzione al potenziamento delle difese, anche
immunitarie, e si avvalgono di molte sostanze e strategie finalizzate
ad ottenere una immunomodulazione.
In questo campo sembra esserci uno spazio per le TnC. Naturalmente è necessaria
tutta la cautela del caso, come detto al punto precedente. 3. Diversi
ricercatori e molte evidenze scientifiche sottolineano l'importanza di
un intervento antiossidante. Il trattamento antiossidante viene attualmente
molto sottovalutato dalla medicina convenzionale. Anche questo è uno spazio
per le TnC. 4. Le malattie correlate all'infezione da HIV (MCH) rappresentano
un terreno importante di intervento: • Diverse TnC si sono dimostrate
utili per il trattamento di alcune MCH minori (candida orale e vaginale,
herpes, diarrea da Cryptosporidium, dermatiti etc.). • Le TnC possono
sostenere la persona in occasioni di trattamenti convenzionali contro
MO maggiori. • Le TnC possono rappresentare una risorsa per quelle persone
che non tollerano o che non rispondono alle terapie convenzionali. 5.
Molti sintomi e ed effetti collaterali (dolore, diarrea, vomito, astenia
etc.) possono essere trattati con successo dalle TnC (vedi allegato 2)
6. Le TnC possono intraprendere un intervento di cura della persona globalmente
(compresa le'eventuale scelta individuale di utilizzare terapie convenzionali),
aiutandola a rafforzare il proprio organismo e la propria mente. Le TnC
possono partecipare al miglioramento della vita di queste persone, sul
piano organico e mentale. 7. Le TnC possono aiutare la persona a disintossicarsi
dai farmaci, a liberarsi più efficaciemente dei metaboliti tossici di
questi farmaci. 8. Le TnC possono intervenire con la nutrizione per aiutare
le persone a sostenere la terapia, a dosintossicarsi e a rafforzare il
proprio organismo. 9. Non dimentichiamoci che solamente il 90% delle PVcHA
nel mondo possono avvalersi delle terapie convenzionali, che si tratta
attualmente di una terapia per "ricchi". Lo sviluppo delle medicine tradizionali
in questa situazione rappresenta una possibilità concreta e tangibile.
Torna su
Una maggiore collaborazione e integrazione delle risorse mondiali (a livello
di centri di ricerca, università, ospedali, istituzioni sanitarie etc)
potrebbe portare ad uno sviluppo ed ottimizzazione di risorse terapeutiche
tradizionali, immediatamente accessibili nei paesi più poveri. Naturalemnte
in questi paesi dovrebbe essere garantita pari opportunità di accesso
anche alle terapie convenzionali che però, allo stato, appare improbabile
e indipendente da quanto ognuno di noi può pensare e fare. Sul piano della
ricerca e della valorizzazione di trattamenti tradizionali sono in corso
alcune significative esperienze in diversi paesi africani fra cui l'Uganda,
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